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lunedì 6 maggio 2013

Genio e follia: Vincent Van Gogh


"Cosa sono io agli occhi della gran parte della gente? Una nullità, un uomo eccentrico o sgradevole -qualcuno che non ha una posizione sociale né potrà mai averne una; in breve, l'infimo fra gli infimi. Ebbene, anche se ciò fosse vero, vorrei un giorno che le mie opere mostrassero cosa c'è nel cuore di questo eccentrico, di questo nessuno" 
(Vincent Van Gogh, lettera al fratello Theo, 1882).

 E' risaputo che il grande pittore olandese soffrisse di disturbi mentali gravi. Ancora oggi gli psichiatri sono in dubbio per quanto riguarda l'eziologia della sua malattia: schizofrenia, psicosi, disturbo bipolare, epilessia, avvelenamento da ingestione di vernici... 
 
Notte stellata sul Rodano, 1888

Non vi è comunque dubbio sul fatto che la pittura abbia rappresentato per l'artista olandese un modo di arginare la propria disintegrazione psichica. Il dramma di una vita vissuta alla ricerca di una propria identità, trova la sua massima espressione nella pittura: le sue opere sono cariche di forza emotiva brutale, rabbiosa e rispecchiano la sua mente e la sua anima estremamente sensibili. Egli si immerge nei colori e fa di essi un'esplosione di energia emotiva ed artistica. Van Gogh è particolarmente catturato dai colori opposti: il blu e il giallo, il rosso e il verde, e dagli stimoli che queste opposizioni inducono nei sensi. Ecco come egli commenta al fratello Theo il suo dipinto "Il caffè di notte":
 "...ho voluto esprimere col rosso e verde le terribili passioni umane...sottolineare come il caffè è  un luogo in cui ci si possa rovinare, diventar pazzi e commettere un crimine."


Caffè di notte, 1888

Ricoverato più volte in clinica psichiatrica, le crisi dovute alla malattia si fanno sempre più  frequenti. Nei momenti di sofferenza egli è completamente preda della depressione e incapace di  lavorare. La malattia ha un doppio effetto: devasta e genera i suoi capolavori; tra una crisi   di follia e l'altra, egli riesce a vedere il mondo con straordinaria carica emotiva. I suoi  dipinti rappresentano la lotta che ha ingaggiato per eludere la digregazione dovuta alla  malattia: che il fratello Theo possa vendere o meno i suoi lavori, per lui è ormai indifferente. 
 Muore tra le braccia del fratello all'età di 37 anni dopo una ferita da arma da fuoco, probabilmete auto-inflitta.
 


Campo di grano con volo di corvi, 1890

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Arte, creatività, follia - Vilma Torselli

5 commenti:

  1. non so se la pittura di un folle possa essere letta con maggior profondità da un altro folle, trovo comunque commovente e profondamente umano il dialogo tra la pittura del "folle" van Gogh e l'interpretazione che ne dà il "folle Antonin Artaud":
    http://www.artonweb.it/nonsoloarte/artecreatfollia/articolo3.htm

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  2. Gentile Vilma Torselli la ringraziamo per il suo commento e per il link al suo interessantissimo articolo
    Torni a trovarci presto.

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  3. Ho qualche dubbio sul suicidio di van gogh, anzi penso che la vicinanza del dottor Gachet sia stata assolutamente deprecabile per vincent così sensibile e suggestionabile. il presunto omeopata era più schizzato del pittore, con una buona dose di egotismo e d'interesse ad accaparrarsi i quadri.Concludo dicendo che il dottor gachet portò sulla coscienza la morte di van gogh.

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    1. Semir Zeki alla domanda "Il cervello degli artisti è morfologicamente diverso da quello dei non artisti?" risponde:
      "Su questo aspetto solo una ricca aneddotica ci fa pensare che sì, ci siano delle differenze. Per esempio, l'area specializzata nel colore sembra essere molto più grande in un certo tipo di artisti ....", Hans Prinzhorn stila un'accurata lista di una decina di “grandi maestri schizofrenici”, è certo che Van Gogh soffrisse di una qualche patologia psichiatrica, è certa l'assunzione della digitale e la relativa xantopsia a cui si deve il famoso giallo, il suicidio, quand'anche non intenzionale nè pianificato era, in qualche modo, annunciato. E forse non è un caso che anche l'amato fratello Theo si sia suicidato pochi mesi dopo ........

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  4. Vincent van Gogh? Un genio visionario!
    La Notte Stellata? Un suo capolavoro! (Per alcuni Il suo capolavoro…)
    Riprodurla? Un sogno? Tutt’altro!
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