San Raffaele Montecompatri Casa di Cura privata accreditata - Via di S. Silvestro, 67 00040 Montecompatri (RM) Tel: 06947811 info.mcompatri@sanraffaele.it

venerdì 31 maggio 2013

31 Maggio: giornata mondiale contro il tabagismo


Oggi, 31 maggio 2013, giornata mondiale contro il tabagismo.
Il fumo rimane ancora oggi un "big killer". Secondo i dati OMS, i morti per tabagismo sono ogni anno 6 milioni e in Italia più di 83 mila.
Quest'anno l'iniziativa sarà in particolare orientata a liberare dal fumo le zone verdi delle città. (Notizia Ansa)

mercoledì 29 maggio 2013

Appunti di Servizio Sociale: Il ricovero in clinica quale momento significativo di un progetto di cura

Una delle critiche più frequenti mosse al sistema dell’assistenza psichiatrica pubblica, dalle diverse associazioni di settore, è la grave mancanza e/o l’insufficienza di strutture adeguate per la cura e per la riabilitazione.
Dal nostro “osservatorio” questo stato di cose viene costantemente rilevato quotidianamente! La nostra prospettiva ci ha permesso di constatare nel tempo che
- esiste realmente tale disagio ed ormai necessita di interventi urgenti e risolutivi;
- interessa non solo i giovani – adulti ma anche le persone anziane affette da disturbi psichiatrici;
- il disagio (cioè la grave difficoltà di garantire il diritto, ai giovani - adulti, di avere progetti riabilitativi di tipo residenziali adeguati ed alle persone anziane,  il diritto di ricevere cure ad assistenza adeguate e dignitose) non solo è diventato più evidente e tangibile con il passare degli anni ma assume note assai critiche man mano che l’anno solare si conclude (quando i budget messi a disposizione dei servizi territoriali pubblici sono pressoché esauriti).
Denunce di questa situazione le riceviamo non solo dai diretti interessati, dalle loro famiglie ma anche dagli stessi operatori dei servizi pubblici proprio perché si trovano nella difficile condizione di non poter operare serenamente.
Diversi sono gli esempi che potrei portare, presenti in clinica. Le conseguenze prodotte da questa grave situazione, sono ricoveri che durano anche sette mesi, stanchezza e malessere della persona interessata e dei familiari, sentimento di sfiducia e di delusione verso gli operatori ed i servizi, aumento delle frustrazioni per gli operatori tutti date dal non poter operare diversamente.
Altro fenomeno generato da questo stato di cose è rappresentato da persone con disturbi psichiatrici che trascorrono interi anni della loro vita girando tra ospedali e cliniche perché sono “troppo soli per tornare a casa”, “troppo grandi per progetti comunitari”, “troppo gravi per strutture tipo RSA”, “in attesa che si liberi un posto”… intanto girano!
La nostra Casa di Cura, all’interno di questo meccanismo, si pone come risorsa del territorio, dalla parte dei propri ospiti ricercando ed attuando una collaborazione con i servizi pubblici. Il lavoro di rete, costantemente proposto e stimolato, è il presupposto per garantire loro sia il diritto di essere soggetti attivi di progetti riabilitativi di tipo residenziale e comunitario sia il diritto di ricevere cure ed assistenza adeguate e dignitose dal punto di vista clinico ospedaliero.

                                                                                Assistente Sociale
                                                                         Dott.ssa Valeria Carnevale

lunedì 27 maggio 2013

Le donne con i ricci


 Le donne con i ricci hanno
tanti capricci.
C'è una canzone famosa che
dice questo.
Ci sono delle corrispondenti nella
vita reale.
Sono piuttosto acide e tengono
ad avere posizione ambiziosa.
Cè un trucco per sedurle,
bisogna avere problemi di
capelli oppure se si hanno
radersi a zero.
Quindi pelati di tutto
il mondo udite, per riuscire
ad avere una bella donna
seguite i ricci.


Gabriele


sabato 25 maggio 2013

Corso Tecnico di Disegno: "disegnare con la parte destra del cervello"

Aver preso spunto da un libro bellissimo, ''Disegnare con la parte destra del cervello'' di Betty Edwards, ha consentito l'arricchimento del già collaudato Corso Tecnico di Disegno che ormai da qualche tempo tiene impegnati alcuni ospiti del nostro reparto.
''Tutti quanti sanno disegnare'', afferma la Edwards. E prosegue: ''Imparare a disegnare è qualcosa di più che acquisire una tecnica''.




Ciò che si deve recuperare è la giusta capacità, che tutti noi esseri umani abbiamo, di vedere, cioè di elaborare correttamente le informazioni visive che il nostro cervello riceve. Aggiunge inoltre l'autrice di questo stupendo libro che attraverso il disegno si può sviluppare una parte del cervello, quella destra, che ci consente di vedere le cose che ci circondano nella loro globalità, nella loro intima struttura, lasciando inoltre largo spazio d'azione anche alle capacità creative e immaginative proprie di questa parte 'destra': ''capacità che già esistono in noi e che attendono semplicemente di essere liberate''.




Il laboratorio di oggi si è arricchito di orecchie attente e di mani laboriose di persone che si sono impegnate in uno dei compiti paradossalmente più difficili da compiere: lasciarsi andare.
Ed è stato bello per noi operatori che abbiamo condiviso un momento così delicato, lasciarci andare a nostra volta a quanto stava accadendo.

                                                          Carla Renieri
                                               Riabilitazione Psichiatrica
                                            San Raffaele Monte Compatri
 

venerdì 24 maggio 2013

Laboratorio di giardinaggio: le prime fragoline!!!


Il Laboratorio di Giardinaggio promuove  l’uso, attivo o passivo, dell’orticoltura, del giardinaggio e degli ambienti naturali per promuovere nelle persone salute, benessere e recupero psico-fisico. Attraverso il contatto con la terra, si sperimenta un modo unico e semplice di mantenersi in forma, di tornare a prendere confidenza con se stessi, di rimettersi in gioco e di raggiungere risultati che apportano positività e benessere. 


Far crescere una coltura innesca nel paziente senso di orgoglio e soddisfazione, contribuisce a sviluppare senso di responsabilità, stimola capacità cognitive e muscolari. Abbellire il giardino di un terrazzo aiuta a sollecitare creatività ed immaginazione, rafforzando così fiducia e autostima e favorendo i rapporti con gli altri.  





giovedì 23 maggio 2013

Paranoia: il caso del presidente Schreber

Quando Daniel Paul Schreber pubblica nel 1903 le sue "Memorie di un malato di nervi", Freud vi trova un ottimo spunto per consolidare la sua teoria sulla paranoia. Nel 1910 esce lo scritto "Osservazioni psicoanalitiche su un caso di paranoia (dementia paranoides) descritto autobiograficamente" dove Freud tenta di interpretare in senso psicoanalitico la struttura delirante di Schreber.
Daniel Paul Schreber, Presidente della Corte d'Appello di Dresda all'età di 42 anni accusa un grave attacco di ipocondria, superato con buon compenso dopo sei mesi di ricovero nella clinica del dott. Flechsig. Seguono circa otto anni in cui Schreber gode di buona salute e viene gratificato dal successo della sua attività professionale forense. Tuttavia, in seguito ad un avanzamento di carriere e alla nomina di Presidente della Corte d'Appello di Lipsia, riemergono i sintomi del disturbo ipocondriaco insieme ad uno strutturato sistema delirante di tipo mistico. Egli si crede investito di una missione di redenzione dell'umanità alla quale è chiamato da Dio a restituire la beatitudine. La condizione affinchè ciò accada è lagata alla lenta trasformazione di lui in una donna. Egli non "desidera" questa trasformazione di sesso ma è condizione irrinunciabile di un piano provvidenziale (chiamato Ordine del Mondo). Da queste premesse nasce tutta una serie di convinzioni deliranti circa l'intelletto umano: ogni uomo è costituito da sottilissimi nervi creati dalla divinità al momento della nascita e destinati a ricongiungersi con Dio dopo la morte.
 
L'interpretazione freudiana della paranoia prevede l'assunto secondo cui alla base del delirio paranoide vi è una forte componente omosessuale non accettata dall'IO. In base a tale considerazione l'attrazione che Schreber prova nei confronti del dott. Flechsig viene camuffata. Quest'ultimo assurge alla dignità di essere divino e il desiderio carnale diventa rapporto spirituale. La struttura delirante appare quindi il risultato di un lavoro psichico notevolmente intenso, in cui l'amore-odio svanisce attraverso la proiezione e lo spostamento fino ad arrivare alla persecuzione. La proposizione "Io (uomo) amo lui (uomo)" diventa "Io non l'amo - Io l'odio", ed infine per proiezione si trasforma in "Io non l'amo, io l'odio perchè egli mi perseguita" (Freud, 1910,389). Attraverso il delirio vi è un tentativo di contenere con il pensiero ciò che è stato rigettato, ma questo rigetto esige un costante lavoro psichico. Scrive Freud:"La formazione delirante che noi consideriamo il prodotto della malattia costituisce in verità il tentativo di guarigione, la ricostruzione". L'interesse mostrato da Freud per Le Memorie di Schreber e  i meccanismi deliranti della paranoia, rappresentano il primo tentativo della psicoanalisi di affrontare le psicosi e comprendere, a differenza di una psichiatria meramente descrittiva, il significato latente della struttura delirante.

mercoledì 22 maggio 2013

Laboratorio Artistico, arte colori ed emozioni!


Laboratorio di Ceramica Raku: un busto creato da un nostro ospite, pronto per essere cotto a 1000 gradi.



Laboratorio di Disegno...esplosione di colori!!!




...sulle orme di Rorschach:


Laboratorio di Restauro: ridiamo vita ad un vecchio tavolo!




martedì 21 maggio 2013

Riso fa buon sangue... ovvero quando l'umorismo diventa terapia

Alberto Sordi
Lo studio dell’umorismo ha radici lontane ma è solo dall’inizio del ventesimo secolo che il tema è stato affrontato anche sul piano psicologico. Prima di allora l’antropologia e la filosofia hanno tentato di definire questa particolare espressione propria dell’uomo.
Nel 1905 Freud pubblica lo scritto Il motto di spirito dove viene esaminato il sottile e complesso meccanismo dell’umorismo. Così come i sogni e i lapsus, il motto di spirito viene considerato un’espressione dell’inconscio, dove analogia, spostamento, condensazione, metafora etc., agiscono per conto del processo secondario. Il motto di spirito quindi ha lo scopo di provocare una liberazione, o scarica, di contenuti inconsci. Il meccanismo di fondo della battuta di spirito sembra procedere su due livelli. L’autore della battuta, sotto la spinta di pulsioni inconsce, traduce il linguaggio tipico del processo primario in linguaggio verbale cosciente. Chi ascolta la battuta di spirito effettua invece un processo inverso di decodifica; da processo verbale (conscio) viene ritradotto in linguaggio inconscio. Il criterio quindi è analogo al lavoro onirico di trasformazione del sogno da latente (inconscio) a manifesto (conscio).

Stanlio e Ollio
Annoverato fra i meccanismi di difesa psichici di livello evoluto ed adattivo, l’umorismo rappresenta anche un modo di far fronte a fonti di stress. Enfatizzando gli aspetti divertenti o ironici del conflitto, l’umorismo tende ad alleviare la tensione emotiva interna e permette la piena espressione simbolica di affetti e desideri.
Non solamente al livello psicologico ma anche su piano biologico è stato dimostrato l’effetto benefico del sorriso; ridere ha una funzione di depurare l’organismo da anidride carbonica, ha effetti benefici sulle funzioni intestinali ed epatiche. Inoltre calma il dolore e contribuisce a rilassarsi. Infine possiede proprietà antidepressive.

 
Totò e Peppino: La banda degli onesti, 1956

A metà degli anni ’80 in America nascono diverse terapie del sorriso, i primi ad occuparsene sono stati Michael Crhristensen e
Paul Binder che nel ’86 fondano “The Clown Care Unit”. In Europa alla fine degli anni ’90 gli ospedali francesi e svizzeri accolgono per primi questo tipo di terapia; ricorderete il celebre film in cui Robbie Williams, prendendo spunto da un noto medico della West Virginia, interpreta Hunter “Patch” Adams dove con l’aiuto di alcuni amici fonda l’istituto Gesundheit.

Attività

Dal laboratorio artistico del reparto: un ospite molto capace si destreggia con pennarelli acquerellati

venerdì 17 maggio 2013

Pace, pace, pace

Niente,
nelle mani ho che niente,
ho solo un disturbo della mente
che sembra non finire mai,
e la speranza che un giorno finirà.
Magari quel giorno fosse domani,
magari quel giorno fosse domani.
Magari quel giorno rivedessi il sole
come fosse la prima volta.
Mente. Chi ha parlato troppo di me, mente!
Ma che ne vuole sapere di me la gente.
Non se è perchè mi avvicino io agli altri
con curiosità, e allora il discorso cambia,
ma che ne voglio sapere io degli altri,
ma che ne voglio sapere io degli altri,
ma che ne voglio sapere del mondo e della sua fine,
e troppo bello, anche con le guerre resisterà.
Pace, pace, pace
grido da dentro di me
pace, pace, pace
per ogni creatura
pure per il sole che ogni giorno brucia
e che ogni giorno si spegne,
pace anche alla luna
pace, pace, pace per l'intero universo.

 F.M.

giovedì 16 maggio 2013

Appunti di Servizio Sociale: ma quando si esce cosa succede?

Appunti di Servizio Sociale aggiunge un altro "tassello" al grande mosaico della psichiatria quotidiana, cioè della gestione e dimensione quotidiana delle persone affette da disturbi psichiatrici.

Ma quando si esce cosa succede?...il vuoto?
Questa è la prima domanda di ordine sociale che viene rivolta alle persone che fanno richiesta, per se o per altri, di posto letto nella nostra struttura. Accanto alla condizione meramente clinica è fondamentale sapere cosa farà il paziente alla dimissione e quali sono i soggetti istituzionali e non (Centri di salute mentale, Servizio sociale sanitario o municipale, Servizio per la disabilità, famiglie, ecc.) che se ne prenderanno cura. Il rischio è proprio la solitudine e la mancanza di una rete di sostegno che faciliti il reinserimento del paziente, in una condizione di ulteriore fragilità, nel luogo di vita quotidiana. Per sviluppare adeguatamente il tema in questione non basta questo spazio. Sarebbe più adeguato un intero blog! Tenterò comunque di dare un’idea del ventaglio di scenari che potrebbe trovarsi dinanzi un paziente alle sue dimissioni dalla nostra Casa di Cura o da strutture simili alla nostra.
Il paziente arriva da noi perché inviato dal Centro di Salute Mentale (CSM) o dal reparto psichiatrico ospedaliero (SPDC). Se inviato dal CSM, può provenire direttamente

- da casa ( vive solo o in famiglia);

- da strutture residenziali (in riferimento all’età ed alle condizioni clinio-fisiche, case famiglia, gruppi appartamenti, comunità terapeutiche, co.di.co., centri di riabilitazione, case di riposo, residenze sanitarie assistite);

- dalla strada o centri di prima accoglienza.

La provenienza dall’SPDC è motivata da una condizione clinica acuta non più gestibile nei luoghi appena citati, per cui necessita il ricovero in tale reparto.
I luoghi da cui provengono sarebbero, ed uso scrupolosamente il condizionale, gli stessi che dovrebbero riaccoglierli alle dimissioni. Lo sviluppo delle situazioni e la realtà supera, però, di gran lunga ogni nostra fantasia.
Ognuno dei luoghi citati "offre" percentuali di garanzie differenti al raccoglimento del paziente.
La chiave di volta, però, da tenere ben presente è la volontà del paziente. Capita frequentemente che nonostante la disponibilità al raccoglimento in famiglia o nelle varie strutture, i nostri pazienti vi si oppongano fermamente. In tal caso la progettualità deve essere completamente "inventata" da capo.
   

mercoledì 15 maggio 2013

Appunti di Servizio Sociale: quando un paziente non può tornare a casa

Dal punto di vista del Servizio Sociale, l’inizio di un ricovero è la parte più semplice di una degenza, mentre la dimissione pare essere proprio la parte più articolata e difficoltosa. 
Gli ostacoli che emergono interessano l’ambito clinico propriamente detto e l’aspetto concreto, il luogo fisico dove ritornare. Le difficoltà vengono risolti progressivamente. Si inizia con la stabilizzazione della sintomatologia clinica. Raggiunto questo step si programma la dimissione e si comunica al degente. Questo è il momento in cui il paziente manifesta la paura di uscire, o meglio la paura di rientrare nella vita reale, “non protetta”come l’ambiente clinico. 
A volte, in questa fase, si può osservare una lieve riacutizzazione del quadro clinico.
La maggior parte dei ricoveri si conclude con la dimissione a casa e l’affidamento del paziente ai familiari. Dal punto di vista sociale, il rientro presso la propria abitazione, la propria famiglia è la dimissione ideale e quella più auspicabile.
Proprio in quest’ultima fase si possono presentare diversi fattori che ostacolano la dimissione.
Ad esempio, ci si imbatte in una delle dimissioni più difficili quando dopo alcuni giorni di degenza i familiari palesino la loro intenzione di non volere più a casa il loro parente. Una decisione di questo tipo è mossa in primo luogo dalla stanchezza e dall’esasperazione che i caregiver provano. È il sentimento della saturazione che provoca generalmente l’espulsione dal nucleo familiare.
Questo tipo di situazione si presenta poche volte. In genere accade quando il paziente, in primo luogo, ed il nucleo familiare non hanno alcun tipo di contatto con il Centro di Salute Mentale di riferimento. La presa in carico del caso clinico e la gestione di questo dà la possibilità alla famiglia di poter vivere periodi di distensione, ad esempio con ricoveri programmati, frequenza di Centri Diurni ed altre attività che portano il paziente ad uscire fisicamente dalla propria abitazione.

giovedì 9 maggio 2013

I disturbi della personalità

Col termine "personalità" ci si riferisce ad un insieme di caratteristiche psichiche e comportamentali che rappresentano il nucleo irriducibile di un individuo: le sue modalità costanti di pensare, agire e rapportarsi nei confronti dell'ambiente che lo circonda.
Sebbene il termine "personalità" abbia quasi del tutto sostituito quelli di "carattere" e "temperamento", questi ultimi sono ancora usati come sinonimi del primo. 
Esistono diverse teorie sulla personalità normale e patologica che qui non verranno menzionate; molte di queste teorie tuttavia concordano nel definire una personalità patologica quando l'individuo dèvia marcatamente il suo modo di pensare, agire e rapportarsi, rispetto alle aspettative della cultura alla quale appartiene.
Quando i tratti della personalità appaiono rigidi e non adattivi, quando compromettono seriamente le aree più significative dell'individuo (lavoro, affetti, vita sociale), allora è probabile che siamo in presenza di un Disturbo di Personalità.
Questi tratti patologici (modo di pensare, sentire, comportarsi) sono costanti nel tempo e sono già evidenti fin dalla prima età adulta. Inoltre devono essere ben distinti dai disturbi che compaiono in risposta ad eventi stressanti o stati mentali transitori (come ad esempio nei disturbi d'ansia e i disturbi dell'umore).

Il DSM-IV-TR, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali distingue dieci disturbi di personalità, divisi in tre gruppi:

GRUPPO A
Disturbo Paranoide di Personalità

Caratterizzato da un atteggiamneto sospettoso verso gli altri. L'individuo tende ad interpretare come  malevoli  i comportamenti o le intenzioni degli altri
Disturbo Schizoide di Personalità
Caratterizzato da un forte distacco dalle relazioni sociali nonchè da una ristretta gamma di emozioni
Disturbo Schizotipico di Personalità
Comportamento eccentrico dell'individuo, il quale può manifestare distorsioni cognitive e percettive. forte disagio nelle relazioni  intime.

GRUPPO B
Disturbo  Antosociale di Personalità

Caratterizzato da una forte insofferenza e violazione delle norme e delle regole sociali.
Disturbo Borderline di Personalità
Caratterizzato da instabilità nel rapporto con gli altri e con se stessi, affettività labile, comportamenti impulsivi.
Disturbo Istrionico di Personalità
Caratterizzato da una forte carica emotiva e richiesta continua di attenzioni sulla propria persona.
Disturbo Narcisistico di Personalità
Quadro caratterizzato da sentimenti di grandiosità, bisogno di ammirazione e mancanza di empatia.

GRUPPO C
Disturbo Evitante di Personalità

Caratterizzato da sentimenti di inadeguatezza, inibizione ed eccessiva sensibilità ai giudizi degli altri.
Disturbo Dipendente di Personalità
Bisogno eccessivo di essere accuditi, comportamento sottomesso.
Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità 
Caratterizzato da eccessivo perfezionismo, controllo e ordine.




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lunedì 6 maggio 2013

Genio e follia: Vincent Van Gogh


"Cosa sono io agli occhi della gran parte della gente? Una nullità, un uomo eccentrico o sgradevole -qualcuno che non ha una posizione sociale né potrà mai averne una; in breve, l'infimo fra gli infimi. Ebbene, anche se ciò fosse vero, vorrei un giorno che le mie opere mostrassero cosa c'è nel cuore di questo eccentrico, di questo nessuno" 
(Vincent Van Gogh, lettera al fratello Theo, 1882).

 E' risaputo che il grande pittore olandese soffrisse di disturbi mentali gravi. Ancora oggi gli psichiatri sono in dubbio per quanto riguarda l'eziologia della sua malattia: schizofrenia, psicosi, disturbo bipolare, epilessia, avvelenamento da ingestione di vernici... 
 
Notte stellata sul Rodano, 1888

Non vi è comunque dubbio sul fatto che la pittura abbia rappresentato per l'artista olandese un modo di arginare la propria disintegrazione psichica. Il dramma di una vita vissuta alla ricerca di una propria identità, trova la sua massima espressione nella pittura: le sue opere sono cariche di forza emotiva brutale, rabbiosa e rispecchiano la sua mente e la sua anima estremamente sensibili. Egli si immerge nei colori e fa di essi un'esplosione di energia emotiva ed artistica. Van Gogh è particolarmente catturato dai colori opposti: il blu e il giallo, il rosso e il verde, e dagli stimoli che queste opposizioni inducono nei sensi. Ecco come egli commenta al fratello Theo il suo dipinto "Il caffè di notte":
 "...ho voluto esprimere col rosso e verde le terribili passioni umane...sottolineare come il caffè è  un luogo in cui ci si possa rovinare, diventar pazzi e commettere un crimine."


Caffè di notte, 1888

Ricoverato più volte in clinica psichiatrica, le crisi dovute alla malattia si fanno sempre più  frequenti. Nei momenti di sofferenza egli è completamente preda della depressione e incapace di  lavorare. La malattia ha un doppio effetto: devasta e genera i suoi capolavori; tra una crisi   di follia e l'altra, egli riesce a vedere il mondo con straordinaria carica emotiva. I suoi  dipinti rappresentano la lotta che ha ingaggiato per eludere la digregazione dovuta alla  malattia: che il fratello Theo possa vendere o meno i suoi lavori, per lui è ormai indifferente. 
 Muore tra le braccia del fratello all'età di 37 anni dopo una ferita da arma da fuoco, probabilmete auto-inflitta.
 


Campo di grano con volo di corvi, 1890

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sabato 4 maggio 2013

La Riabilitazione Psicosociale

Nella nostra struttura viene rivolta una particolare attenzione alla riabilitazione psicosociale.
Il concetto di riabilitazione psicosociale si fonda sul presupposto che il paziente possa sviluppare e realizzare il miglioramento della propria qualità di vita attraverso un cammino che lo aiuti a sviluppare il massimo delle proprie potenzialità psicofisiche, affettive e relazionali, nonostante la sofferenza e la disabilità che sono indotte dalla malattia.




Secondo il National Institut of Mental Health (USA) L'obiettivo della riabilitazione psicosociale è quello di migliorare la qualità della vita dei pazienti; l’approccio si rivolge all'individuo come persona, piuttosto che come paziente, stimolando la responsabilità individuale, il controllo, il senso di autostima ed incoraggiando la partecipazione al processo riabilitativo. L’agire riabilitativo, difatti, pensa la persona come soggetto presente e partecipe della propria cura in un’ottica di attenzione alla vita e alla sua qualità prima ancora che alla malattia. E’ un atteggiamento mentale, che dovrebbe essere proprio di qualsiasi organizzazione assistenziale e terapeutica, e si traduce nel recupero di una soggettività in cui tramite il dialogo e l’incontro con l’altro la dimensione umana della sofferenza può essere colta ed accolta.



Parlare di RIABILITAZIONE PSICO-SOCIALE in qualsiasi contesto assistenziale e terapeutico significa appunto relazionarsi all’individuo come soggetto partecipe della propria sofferenza, in termini di recuperabilità di quelle risorse che sono le parti sane e integre del paziente.
Proprio puntando su quest’ottica riabilitativa, abbiamo cercato di dedicare ampio spazio alle tecniche e agli strumenti che favoriscono il dialogo e l’incontro tra la sofferenza dei pazienti e la possibilità di illuminare la propria parte sana e “viva” al posto di quella patologica.
Nella riabilitazione psicosociale è di fondamentale importanza la dimensione di gruppo affinchè si possa promuovere la condivisione in gruppo, la socializzazione, l’interazione con l’altro e l’espressione dei propri vissuti emotivi tramite la comunicazione verbale e la comunicazione non verbale.



Al reparto di Psichiatria del San Raffaele Monte Compatri vengono svolti diversi gruppi riabilitativi: I gruppi a componente essenzialmente verbale ed occupazionale, i gruppi espressivi ed i momenti di socializzazione.
Tali Tecniche riabilitative, sono accomunate da caratteristiche come la condivisione in gruppo, la socializzazione e l’interazione con l’altro, e l’espressione dei propri vissuti emotivi tramite la comunicazione verbale e non verbale; inoltre consentono di stimolare la motivazione del pz. ad attivarsi.
Infine anche l’aspetto più prettamente socializzativo ed emotivo è sicuramente importante poiché permette a ciascun paziente “di mettersi in gioco” con se stesso e con le proprie capacità e risorse in un’interazione a più livelli, sia con i membri del gruppo, che con gli operatori.