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giovedì 4 febbraio 2016

IL KARAOKE PER IL CONTROLLO DELL' ANSIA

Tra le nostre attività settimanali troviamo il tanto richiesto KARAOKE, si svolge all' interno della sala cinema con gli strumenti necessari come microfoni,pc,casse e proiettore.Tramite questa attività gli ospiti ricordano i vissuti passati , esternano le proprie ansie,attraverso l' ascolto ed il canto.

 Un piccolo studio presentato al congresso dell'Associazione americana degli infermieri psichiatrici (Apna), realizzato dal gruppo coordinato da Kelly Southard, del Behavioral Health Hospital (Greensboro, Usa), dimostra che il karaoke aiuta i pazienti psichiatrici in ospedale a controllare gli stati d'ansia e a seguire meglio le cure.
 La ricerca è stata premiata come la migliore tra quelle proposte dall'associazione, riporta l'edizione online del giornale francese Le Figaro.
L'indagine ha coinvolto 61 pazienti, con un'età media di 36 anni. Nella metà dei casi si trattava di depressi (31), mentre 17 erano bipolari e 13 alcolisti. Dopo aver praticato il karaoke i pazienti sono stati valutati rispetto al livello di ansia e alla qualità del sonno. Gli autori della ricerca hanno anche studiato la partecipazione alle sedute di gruppo e la quantità utilizzata di farmaci a richiesta, cioè quelli che i pazienti prendono quando ne sentono il bisogno. 




La pratica non ha migliorato il sonno ma il livello di ansia si è ridotto sensibilmente, mentre la partecipazione ai gruppi è aumentata del 24% e si è ridotta di un terzo la richiesta di medicinali. Tutto questo, dicono gli autori, indica che il karaoke influisce positivamente sullo stato dei pazienti e "può contribuire a ridurre i tempi di ricovero".




Lezione di salsa

OGGI GRAZIE AD UN DEGENTE DELLA STRUTTURA SI E' SVOLTA LA PRIMA DI UNA LUNGA SERIE DI LEZIONI, INCENTRATE SUI PRIMI PASSI DI SALSA.
L'INIZIATIVA E' STATA APPREZZATA DAGLI ALTRI OSPITI DELLA STRUTTURA CHE HANNO CONDIVISO QUESTO MOMENTO LUDICO-RICREATIVO DI GRUPPO. 

Movimento inteso come strumento di conoscenza, di espressione e di relazione con il mondo e con sé stessi e dunque di integrazione e strutturazione di sé. Accanto al movimento, riteniamo che l’utilizzo della musica, intesa come strumento che unisce in sé suono, linguaggio e movimento, in quanto non attiva soltanto il canale uditivo, ma coinvolge il corpo nel suo insieme in una esperienza globale.

lunedì 13 ottobre 2014

BIBLIOTERAPIA

OGGI ABBIAMO LETTO CON I DEGENTI  UN LIBRO:"FIGURACCE" APPENA USCITO IN LIBRERIA. A CURA DI NICCOLO' AMMANITI  E LA PARTECIPAZIONE DEGLI SCRITTORI :DIEGO DE SILVA, PAOLO GIORDANO ,ANTONIO PASCALE, FRANCESCO PICCOLO, CHRISTIAN RAIMO, ELENA STANCANELLI, EMANUELE TREVI.

"DURANTE UNA CENA ESTIVA DOPO AVER BEVUTO UN PO', OTTO SCRITTORI COMINCIANO A CONFESSARSI LE PEGGIORI FIGURACCE DELLA LORO VITA.
COSE CHE IL GIORNO DOPO,DA SOBRIO,VORRESTI NON SOLO NON AVER RACCONTATO,MA SOPRATUTTO MAI AVER VISSUTO. E INVECE DOPO QUALCHE TEMPO NICCOLO' AMMANITI LI CHIAMA E DICE:AVETE IL CORAGGIO DI SCRIVERLE?DA QUI NASCE UN'ANTOLOGIA DIVERTENTE,AUTODELATORIA E UN PO' FOLLE.SONO STORIE DI LAVORO ,D'AMORE,DI INCONTRI SBAGLIATI IN CUI VIENE FUORI CHE LE FIGURACCE SONO SVOLTE ESISTENZIALI E COME LE CICATRICI CI RICORDANO CHI ERAVAMO E COSA SIAMO DIVENTATI.

DOPO AVER LETTO CON I DEGENTI LE VARIE STORIE DI QUESTA ANTOLOGIA ,CI SIAMO MESSI IN GIOCO:
"SIETE PRONTI A SCRIVERE UNA FIGURACCIA CHE AVETE FATTO E NON SCORDERETE MAI?"ECCO COSA E' USCITO:


"IN UNA CLINICA DOVE ERO RICOVERATA HO CHIESTO AD UN OPERATRICE QUALE ERA IL SUO NOME E LEI MI HA RISPOSTO CHE SI CHIAMAVA SARA, ED IO MI SONO MESSA A CANTARE :"SAAARAAAA RICORDATI CHE ASPETTI UN BAMBINO"..."F.

"LA FIGURACCI ACHE MI RICORDO DI AVER FATTO E' STATA QUANDO HO INCONTRATO LA MIA EX PROFESSORESSA IN UN BAR E LE HO VOLTATO LE SPALLE SENZA NEMMENO SALUTARLA HO PREFERITO MANGIARE UN CORNETTO CON IL CAPPUCCINO CHE SALUTARE LEI CHE MI HA MESSO BRUTTI VOTI..." C.

ANDAVO TUTTE LE MATTINE NELLO STESSO BAR ,AMBIENTE SIMPATICO,MUSICA E SIGNORA MOLTO CAPACE E PRATIC A AMISCHIARE CAFFE' E CAPPUCCINI.
DOPO LA CONSUMAZIONE,VADO ALLA CASSA E DICO QUANT' E'? E LA CASSIERA:"  CALMA NON SI PREOCCUPI HA PAGATO IL CONTO SUO PADRE"!! ED IO: "VERAMENTE E' MIO MARITO!!!"...M.

ERO ALL' UNIVERSITA' E UNO DEI PROFESSORI MI HA RICHIAMATO,PERCHE' STAVO SPIEGANDO LA SOLUZIONE DI UN TEST, MI DISSE:" SANTA NON FARE LA DIAVOLA ".
ED IO HO RISPOSTO CHE NON ERO UNA SANTA ,MA UNA DONNA."  SANTA P.

AVEVO UNA BORSA CON LA CHIUSURA A  STRETCH , UN GIORNO TORNATA A CASA LA POGGIAI IN TERRA. IL GIORNO DOPO SULLA METRO UNA SIGNORA MI DICE:"SCUSI MA OGGI HA DIMENTICATO UN PEDALINO??" . IO NON CAPENDO GUARDO LA BORSA E.....VEDO CHE PENZOLANTE C' ERA UN PEDALINO USATO ATTACCATO ALLO STRETCH!! IN UN SECONDO L' HO STRAPPATO VIA RINGRAZIANDO LA SIGNORA!!. A.



venerdì 10 ottobre 2014

Scritture migranti... Henry Miller: ''Il sorriso ai piedi della scala''

Augusto. Un uomo un po' speciale, un clown nel racconto di Miller che abbiamo letto ieri insieme, ma anche l'immagine dell'artista e del suo faticoso percorso.
Un fiume in piena di tante e tante immagini che sono risalite alla mente: i quadri di Chagall e Mirò, di Seurat, fino ad arrivare alle pellicole di Fellini. Molti dettagli di questa seducente lettura si sono stampati nella nostra mente: la differenza tra riso e sorriso, tra essere e apparire, la scala che fora il tappeto di nuvole nel cielo fino ad arrivare alle stelle più lontane, un volto mascherato, la storia del doppio, le lacrime di un uomo che si chiede com'è che riesca a far ridere la gente, ma sia del tutto incapace di renderla felice davvero.



Oggi i nostri pensieri sono diventati colori sul foglio e tante parole sulla nostra personale esperienza in merito a certe immagini hanno riempito la stanza del laboratorio, insieme alla musica...






venerdì 3 ottobre 2014

Letture di gruppo... ''Il piccolo principe''


Ci siamo affidati alla indiscussa bellezza di un classico intramontabile, uno dei romanzi di genere fantastico più amati dal pubblico di ogni età, ''Il piccolo principe'', un romanzo che ha fatto il giro del mondo con il proprio messaggio ed ha lasciato un grande insegnamento ad ogni persona che lo abbia letto, evidenziando alcuni degli aspetti più importanti dell'esistenza: la purezza, l’armonia e l’amore per l’universo oltre che per tutti gli esseri viventi che lo popolano.
Il disegno di gruppo e la personale rielaborazione delle impressioni che ha lasciato in ognuno di noi questa storia, ve li regaliamo di cuore... 







lunedì 22 settembre 2014

Parole a colori



Fanno parte di quel vasto insieme che viene definito oggetti intermedi le immagini e i testi letterari che nei nostri laboratori riabilitativi di gruppo utilizziamo per aiutare i degenti a scambiare e condividere i propri affetti e vissuti. Sono strumenti di lavoro ogni volta diversi che non solo attivano la creatività, ma servono anche per prendere coscienza delle somiglianze che ognuno di noi ha con le persone che si trovano al nostro fianco. Le immagini e i testi assumono dunque anche una funzione di legame nella misura in cui stimolano l’immaginario individuale e di gruppo, facendoci comprendere pienamente quanto ogni dimensione soggettiva non possa mai essere opposta ad una dimensione sociale e collettiva.
Nello svolgimento dell’attività di gruppo si cerca di guidare l’osservazione delle immagini e la stesura di brevi scritti affinché i degenti possano riuscire a riflettere e rielaborare in maniera condivisa le proprie esperienze. La scrittura nel far questo è un mezzo che facilita la comunicazione e il superamento del senso di isolamento che il dolore e l'angoscia riescono spesso a produrre. Dall’altra parte le immagini, chiedendo di essere osservate e di sensibilizzarsi a quelle che comunicano più di altre, fanno da supporto a tutti quelli che abbiano difficoltà ad esprimersi e a parlare in gruppo del proprio intimo.

Osservazione delle immagini e scrittura sono sempre seguite dalla condivisione: ognuno presenta il proprio pensiero e viene ascoltato dagli altri, che a loro volta possono dire ciò che dal loro punto di vista emerge di simile o differente. E’ nella contaminazione e nel contatto che si crea un’identità di gruppo diversa, in cui potersi sentire compresi e vicini gli uni agli altri...


mercoledì 17 settembre 2014

Foglie di vite e grappoli d'uva



La Vite in molte culture è la rappresentazione della Vita verso un percorso di tipo evolutivo e di miglioramento. Le origini di questa pianta risalgono a tempi antichissimi e la sua simbologia arcaica e circondata di sacralità ci regala ancora oggi importanti spunti di riflessione: l’idea di nascita, di crescita, di trasformazione e tanto altro ancora.
Prendendo spunto da tutti questi aspetti abbiamo realizzato con cartone e matite colorate la nostra Vite da appendere alla parete del nostro laboratorio: le foglie che ogni degente ha disegnato rappresentano i loro successi passati, le loro conquiste, i loro obiettivi raggiunti. I grappoli d’uva invece sono tutto ciò che ognuno si immagina e si aspetta di poter raggiungere una volta arrivato a conclusione il proprio percorso riabilitativo...






domenica 7 settembre 2014

Letture migranti



Il laboratorio di lettura dedicato alla scoperta di storie di paesi nel mondo diversi dal nostro sta pian piano diventando un appuntamento fisso e ci offre sempre nuovi spunti di riflessione.
Questa volta ci siamo confrontati con la delicata scrittura di un autore contemporaneo di origini argentine, Marcelo Figueras, e con il suo ultimo romanzo intitolato Kamchatka. E' il 1976 quando Harry e la sua famiglia sono costretti a lasciare Buenos Aires in seguito al colpo di Stato e alla persecuzione dei vari dissidenti politici.
Questa storia toccante e a tratti divertente e ironica ci ha ispirato tre principali fili tematici attraverso cui ognuno di noi si è ispirato per raccontare la proprie esperienza di vita...

Cosa vuol dire per te ''giocare''a essere qualcun altro per sopravvivere?
1976: diario di una tua giornata
Parlami di un luogo - non segnato in alcuna carta geografica – dove potersi rifugiare e resistere prima di affrontare il mondo.

Queste di seguito sono alcune delle immagini emerse durante l'educativa di oggi. Buona lettura...




Quando ero piccola giocavo con altri bambini e dato che ero molto insicura e taciturna erano gli altri a decidere a cosa giocare. Io mi sentivo molto infelice anche in casa perché mia madre non era buona con me, eravamo quattro sorelle e io mi sentivo la pecora nera della famiglia. Mia madre mi mandava a lavorare a l'età di tredici anni e poi i soldi che guadagnavo se li teneva per sé. Così all'età di sedici anni mi sono fidanzata e dopo tre mesi ho detto al mio ragazzo che volevo un bambino. E così è stato. Mi sono sposata che aspettavo un bambino, finalmente sono potuta andarmene dalla casa dei miei genitori. Ancora penso che ho fatto benissimo a 'giocare' la mia vita, a sposarmi a sedici anni perché da allora ad oggi sto bene con mio marito e i miei due figli.

A.C.

Un posto dove rifugiarmi e resistere prima di affrontare il mondo per me è questo ospedale, dove sto soggiornando, a meno che non mi stia sbagliando e che voglia soltanto darmi tempo e lasciarmi fagocitare dalla tristezza... Vedo però che anche una buona lettura, come quella di stamani, mi aiuta a proteggermi dalla tristezza in cui fuggo spesso, troppo spesso.

P.G.

Io gioco a essere un'altra persona quando devo scappare dalle persone che hanno intenzioni malvagie. Mi nascondo da loro come una lucertola mimetizzata per non farmi vedere e sopravvivere alla cattiveria di alcuni uomini.

A.M.

Era il 1976, avevo un anno e una sorella maggiore, Barbara, che ne aveva sei. Solo cinque anni più di me, ma a me sembrava come una piccola mamma. Io mi fidavo di mia sorella e lei si prendeva cura di me. Mi aiutava a stare in piedi per fare i primi passi e mi diceva sempre: ''Dai che quando impari a camminare vieni a giocare in giardino con me!''. Quando mia madre mi cambiava il pannolino lei voleva mettermi sempre il borotalco. Fu così che poi cominciai a camminare e Barbara mi lasciò la mano, ma fu sempre con me.

E.P.

Siate soprattutto capaci di riconoscere oggi l'ingiustizia commessa contro chiunque, in qualsiasi luogo e parte del mondo. E' questa la qualità più bella di ogni rivoluzionario. Queste sono approssimativamente le parole di Che Guevara. E' una frase che mi fa pensare tantissimo alla mia adolescenza, quando già ero un militante politico e conoscevo molto bene quello che stava accadendo nel mondo. Nel 1976 avevo cominciato a lottare nel sociale, ma soprattutto volevo qui in Italia cose accadute precedentemente, nel 1945, raccontate dai miei nonni e dalla mia famiglia. Le parole di Che Guevara mi accompagnano ancora oggi e mi portano a vivere onestamente. Odio e ho sempre odiato la dittatura, di qualunque origine fosse. Penso comunque, e so che qualunque 'divisa' può a un certo punto sbagliare, ma se succede deve pagarne le conseguenze. Nel mondo sono tante le nazioni e i continenti, ognuno a sé, con i propri sistemi politici e giudiziari... Ma alla fine credo che ci sia un senso comune, uguale per tutti e in ogni luogo, di giustizia. Mi ci fa pensare anche una antica poesia... che dice: Son così oggi le nostre bandiere, il popolo cucì gli stracci con sofferenza, l'azzurro un lembo del firmamento, con mano ardente conficcò la stella, il rosso goccia a goccia già nasceva.

M.D.V.

Il luogo dove rifugiarmi per me era il posto in cui lavoravo, la mia pasticceria. A un cero punto non è stato più possibile a causa di problemi di denaro e di salute. Vorrei tanto tornare a essere quello che ero e sentirmi di nuovo protetto.

P.V.

Un posto dove rifugiarmi e resistere è la mia famiglia, il luogo sicuro dove imparare e fare le cose insieme per tutta la vita. Certo, tutti impariamo molto anche dagli scambi di esperienze che avvengono all'esterno, attraverso le persone che vivono diversamente da noi, ma resta la famiglia per me il porto sicuro a cui poter sempre fare riferimento...

D.T.

Nel 1976 ero appena un giovanotto, avevo sedici anni, la mia giornata trascorreva tra scuola e officina e se mi restava un po' di tempo lo dedicavo alla musica. La mattina mi svegliavo presto e con mia zia, con cui vivevo, dopo aver mangiato qualcosa, ci avviavamo alla fermata del bus per poi recarci al ristorante di mia zia. Mi piaceva tanto il tragitto che facevamo, mi divertiva, anche se il più delle volte le persone che incontravamo erano sempre le stesse. Mi capitò poi di fare amicizia con una ragazza, una mia coetanea ma diversa da me: lei faceva il liceo, io ancora le medie. Questa cosa un po' mi faceva vergognare, però in compenso io lavoravo e questo mi faceva sentire riscattato! E soprattutto a lei piaceva, perché avrebbe preferito anche lei lavorare anziché studiare. Ricordo con gioia anche le giornate passate in officina: più che un lavoro la cosa per me era un gioco. Il mio datore era di una simpatia unica, sempre con la battuta pronta. Vorrei tanto rivivere quei momenti che ora come ora mi mancano davvero moltissimo.


P.S. 

venerdì 22 agosto 2014

DOLCI GIORNATE ESTIVE

Oggi abbiamo deciso di rendere più dolci queste giornate estive di fine agosto!
Ci siamo dedicati alla preparazione di un semplice ma sfizioso dessert a base di pavesini, nutella e cocco...
Cominciamo! 
Nutella...
 ...imbeviamo i pavesini nel latte...
 poi  li passiamo nella farina di cocco...
li mettiamo nella teglia...
 
et voilà, il nostro dessert è pronto! 
Ora non ci resta che gustarlo :)

lunedì 21 luglio 2014

Migranti sofisticati

 
''Foglio di via'' e ''Il pane e le rose'', racconti tratti dal romanzo di Tahar Lamri I sessanta nomi dell'amore, sono stati il punto di partenza del laboratorio di scrittura creativa di questa mattina. Il tema del migrante, dello straniero, del diverso fra gli uguali è noto a tutti noi. Quasi ogni giorno ci accade di poterci sentire invisibili, non abbastanza ascoltati, delusi nelle aspettative, circondati da muri di incomprensione e braccia poco generose nei nostri confronti. Questo è il filo conduttore degli scritti del gruppo di oggi.
Osservate...

Sono dietro alla mia scrivania, come al solito mi aspetta una giornata di dialogo con il pubblico. Il mio pubblico sono gli immigrati in cerca di lavoro, purtroppo devo visionare molti documenti, stabilire quando e a chi concedere il visto a queste persone, venute da tutte le parti del mondo con la speranza nel cuore. E noi dobbiamo dialogare, visionare, far compilare schede. E' un lavoro impegnativo, indispensabile per ''inserirli'' legalmente nella società lavorativa. Molti non ce la fanno subito ad ottenere un lavoro e devono tornare nei luoghi di raccolta per avere almeno un po' di cibo e riparo. Confido nei giovani, spero nello snellimento delle procedure, nell'impegno europeo e la creazione di luoghi più idonei all'accoglienza. Spero in più possibilità di lavoro per tutti, anche per noi... Per ora posso solo continuare il mio di lavoro, confidando nel futuro e anche nella crescita di volontari che collaborino al nostro fianco... Speriamo in una migliore umanità.

D.S.

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Sono nata in un paese del sud, dove le donne non hanno molta importanza. Ora sto emigrando al nord, vado a Milano. Mi porto nel cuore le campagne assolate, i pigri pomeriggi estivi, le chiacchiere dai balconi. Dicono che c'è lavoro e più libertà per noi donne. Mi sembra già di passeggiare libera per le vie di quella nuova città e di guardare le vetrine illuminate. Ed ho un po' di paura. Sono a Milano. Che frastuono, che confusione e tutti che ti passano veloci accanto, senza guardare. Ho un senso di solitudine. Ho nostalgia nel cuore della mia terra. Ma ho anche la speranza e la forza di volontà di iniziare un nuovo percorso che mi porterà, spero, nuove amicizie e nuovi spunti di vita. Su noi donne. E sulla società in genere.

V.F.

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Sono un'extracomunitaria che vive di sogni e poesia. Sono un'extracomunitaria che sogna di volare e ritorna alla realtà ogni mattino. Sogno la mia vecchia casa dove vivevo felice coi miei cari. Ho già la valigia pronta per fare ritorno nel mio Paese. Non mi ricordo più perché sono fuggita un giorno. In Italia ho conosciuto altri immigrati come me, gente che voleva rientrare in Tunisia. Coronerò il mio sogno di rientrare a casa a breve. E io sono pronta!

R.S.

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Il lavoro manca, non ricordo da quanti giorni sono alla ricerca. Mi accontenterei anche di qualcosa al di sotto delle mie capacità. Ma ogni sforzo è un fallimento. E non fa che aumentare in me il senso di smarrimento e di fallimento. Ho di fronte a me il terrore dell'indifferenza.

I.T.

venerdì 18 luglio 2014

Quella notte, a cavallo di un'onda luminosa...

Ci siamo lasciati andare a qualche azzardata lettura su Einstein e la teoria della relatività e abbiamo scoperto quanto fosse per noi facile e divertente farci trascinare dalla fantasia per inventare storie e racconti brevi in pieno stile fantascientifico. Ognuno iniziava con la frase...
Quella notte, a cavallo di un'onda luminosa...
Buona lettura!

 

Io sono un vegano e con la mia astronave vago nello spazio per raccogliere dati scientifici. Una notte sono partito per una missione con la mia navetta-sonda e ho raggiunto la velocità della luce. All'improvviso il computer di bordo cominciò a dare strani segnali, comparvero incomprensibili cifre che sembravano non avere alcun senso. Pian piano, osservando bene le sequenze, mi resi conto che si trattava di un codice linguistico. Appartevena a una forma di vita del tutto sconosciuta a me fino a quel momento... Ciò che portai a casa fu la loro esperienza di vita e la loro proposta di pace.

V.F.

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Più volte ho desiderato comprendere cosa ci fosse dietro alla teoria della relatività. La formula che la indica è forse una delle più conosciute della fisica. Una volta ho seguito una strada, era notte e tutte le costellazioni erano ben visibili. Soprattutto ne guardavo una che aveva stelle disposte come lampadine schierate su una linea dritta. Le seguivo affascinato dal loro starsene su in alto come se indicassero una strada. Era una notte con il cielo ricoperto si stelle, ognuna emanava una luce diversa, ora più forte ora più debole. Seguendo quella linea lì in mezzo non sentivo né stanchezza né il tempo che passava. Quella notte ho capito che la luce arriva da lontano, immaginando soltanto quanto spazio 'fosse passato'. Un'impresa riuscire a capire! ''Molto meglio che relativizzare...'' ho pensato, ma alla fine è vero che non rimane niente oltre la relatività. Forse adesso comprendo meglio la sua legge, ma quella notte mi accompagnò solamente l'idea di un universo come un'unica onda luminosa, di cui a noi non rimane che studiarne segni e disegni. Adesso anche i bambini dicono ''E' tutto relativo!''

M.R.

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Mi trovavo a casa, era una sera molto tranquilla,stavo finendo di cenare. Decisi di guardare un po' la tv sulla poltrona. All'improvviso dalla finestra che mi stava di fronte entrò una luce molto intensa. Instintivamente le andai incontro per poter capire meglio cosa fosse. Subito un raggio di luce mi colpì e non capii più niente. Cominciai a volare a cavallo di quell'onda luminosa, ma non capivo cosa relamente stesse succedendo. Riuscii però a vedere cose mai viste, esseri ed oggetti indefiniti. Ero stranamente felice, sereno. Avevo vissuto un'esperienza mai vissuta prima di allora: visitare lo spazio e l'infinito. Ebbene c'ero riuscito! Anche se... era 'solo' un sogno.

P.S.

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Il mio viaggio nello spazio luminoso parte dal lampo di un temporale. La simultaneità del bagliore ramificato mi colpì e cominciai a vagare nello spazio illuminato finché arrivai con la mia navetta vicino ad una massa di luce rossa simile al tramonto. Essa penetrò all'interno della navetta e mi ritrovai avvolto da una macchia rossa. Mi addormentai. Il giorno dopo ripresi il mio viaggio, come se fossi ubriaco di quella magica sensazione. Mi risvegliai veramente solo qualche giorno dopo, pieno di euforia e ancora più convinto di voler esplorare tutto l'universo.

R.S.

  

I NOSTRI FIORI...HORTICULTURAL THERAPY



COS' E' :
 horticultural therapy è costituita da un insieme di attività di orticultura e floricultura, assistite da un terapista specializzato, allo scopo di migliorare le condizioni psico-fisiche di pazienti affetti da disabilità, malattie, traumi.

E dopo tanto lavoro e... TERRA!!!
ECCO I NOSTRI 
"FIORI DI MONTECOMPATRI "






CAMPANELLA RAMPICANTE:
BEGONIE

CRISANTEMI